ESSERCI PER FARE LA DIFFERENZA

Un documentario per raccontare la vita e le difficoltà delle persone LGBTQI+ nella provincia bolognese: è il progetto “Esserci per fare la differenza” di Red Bologna Aps realizzato tra il 2021/2022 nei comuni di Castiglione dei Pepoli e Monte San Pietro. 

L’iniziativa, finanziata dalla Regione Emilia Romagna nell’ambito dei progetti rivolti alla promozione ed al conseguimento delle pari opportunità e al contrasto delle discriminazioni ed alla violenza di genere, è composta di due fasi. 

La prima fase si è svolta durante gli ultimi mesi del 2021 e ha visto la ricerca dei protagonisti del documentario. Le persone LGBTQI+ di Castiglione dei Pepoli e Monte San Pietro di qualsiasi età sono state invitate a contattare la produzione condividendo la propria storia, il proprio coming out, il rapporto con la famiglia, i momenti di quotidianità e le piccole o grandi discriminazioni subite. 


Dopo aver selezionato i protagonisti del progetto è iniziata la seconda fase, ovvero le riprese vere e proprie in cui ai partecipanti è stato chiesto di raccontare la propria storia.
“Esserci per fare la differenza” si propone come un’iniziativa singolare nell’ambito LGBTQI+ italiano. Le storie di omosessuali, bisessuali, transessuali e intersessuali vengono solitamente raccontate da un punto di vista urbano o metropolitano, luoghi dove la discriminazione è ancora, purtroppo, presente, ma che comprendono anche degli “ammortizzatori sociali” come punti di ritrovo, sportelli, associazioni e discoteche. Com’è, invece, la vita delle persone LGBTQI+ nelle piccole province? A quali difficoltà vanno incontro queste persone? È vero che gli abitanti di Castiglione dei Pepoli e Monte San Pietro possono facilmente raggiungere Bologna, ma dopo due anni di pandemia le occasioni di socialità si sono drasticamente ridotte. Quali effetti ha avuto questo ulteriore isolamento sulle minoranze? Il documentario cerca di rispondere approfonditamente a tutte queste domande.

L’utilità di un progetto come “Esserci per fare la differenza” è sottolineato anche dal Rapporto dell’Agenzia dell’Unione Europea per i diritti fondamentali (FRA) condotto nel 2019, in cui è emerso che 6 persone LGBTQI+ su 10 evitano di tenere per mano il proprio partner in pubblico e 2 su 5 hanno raccontato di aver subito molestie a causa della propria identità di genere o orientamento sessuale. Non solo: una persona su 5 ha dichiarato di sentirsi discriminata sul lavoro, e una su 3 di sentirsi discriminata negli spazi pubblici di socializzazione, come bar e ristoranti. 
Mettendo in luce la quotidianità di soggetti solitamente trascurati dal cinema documentario e della televisione, come appunto le persone LGBTQI+ che vivono in provincia, si può contribuire significativamente al contrasto delle discriminazioni che ancora colpiscono questa comunità. Il lavoro culturale diventa, così, essenziale alla decostruzione del pregiudizio.


In un contesto quale quello emiliano romagnolo, in cui i casi di discriminazione sono relativamente bassi anche grazie all’impegno messo in campo dalle Amministrazioni, rimane necessario agire affinché le persone LGBTI che continuano a vivere nell’ombra, temendo di essere ridicolizzate, discriminate o addirittura aggredite, sentano attorno a sé un clima inclusivo e non vivano una condizione di vulnerabilità. Intervenire sul territorio serve a promuovere e realizzare azioni che consentono ad ogni persona la libera espressione e manifestazione del proprio orientamento sessuale e della propria identità di genere. Inoltre, l’utilità può anche stare nella prevenzione e nel superamento di discriminazioni quali comportamenti di avversione, dileggio, violenza verbale, psicologica e fisica.

Iniziamo, con questo racconto, un viaggio nella vita delle persone LGBTQI+ delle piccole province: le difficoltà incontrate, le occasioni di socialità, i problemi derivanti dall’isolamento.

  1. Agnese, il “maschiaccio” come la soprannominavano le maestre, la sua adolescenza negli scout dove le uniformi sono uguali per tutti e non esistono distinzioni nei giochi tra bambini e bambine, il suo senso di inadeguatezza adolescenziale, la scoperta di un sentimento nuovo e il timore di mostrarlo in pubblico. Video disponibile al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=Wu_wLrLPu8w

2. Per Emiliano l’unica cosa che conta è la famiglia, ma la sua non è di certo tradizionale. Nella sua storia ci racconta cosa significava essere un omosessuale negli anni Ottanta, avere una moglie e dei figli, trasferirsi a Castiglione dei Pepoli per amore e, infine, trovare la felicità a Bologna con un ragazzo. Video disponibile al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=I4ItAMyU1xw

3. Federica ci racconta che cosa significa essere una ragazza bisessuale cresciuta in un piccolo paese vicino a Castiglione dei Pepoli, ma anche il suo lungo percorso per comprendere e combattere l’ADHD (disturbo di attenzione). Video disponibile al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=-5OonInzK7A

4. Massimiliano è sempre stato alla ricerca di se stesso: dai momenti più artistici di quando era piccolo, ai primi innamoramenti, alla comunità gay bolognese del Cassero di fine anni Novanta, alle esperienze sessuali, fino a fare una figlia con una donna con cui è restato amico. La sua ricerca lo ha portato a Camugnano, di fianco a Castiglione dei Pepoli, dove ha trovato un marito e ha costruito il suo “angolo di paradiso nel bosco”. Video disponibile al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=8Luo9kVFFNM

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